La Villetta della Misericordia in aiuto agli invisibili

La Villetta della Misericordia in aiuto agli invisibili

Struttura della Comunità di Sant'Egidio presso il policlinico Gemelli
Il diritto alla salute dei più fragili viene costantemente violato. La fetta di popolazione costituita dagli invisibili, come ad esempio possono essere considerati i senza fissa dimora, non riesce ad accedere ai servizi sanitari, il che rende impossibile cura e prevenzione. Gianna Iasilli conosce bene questa drammatica realtà che vede i senza tetto delle città italiane perdere la possibilità di guadagnare qualche anno di vita proprio per mancanza dell'attività di diagnosi precoce delle patologie. Lei che è la responsabile della Villetta della Misericordia - struttura fondata nel 2016 dalla Comunità di Sant'Egidio all'interno dell'area universitaria e ospedaliera del Policlinico Gemelli e dell'Università Cattolica per accogliere chi vive per strada, senza distinzione di sesso, religioni, età o nazionalità - vive costantemente esperienze molto concrete grazie all'incontro avuto in questi anni con le 131 persone ospitate dalla struttura.
La Villetta della Misericordia, afferma Iasilli ai media vaticani, ha da subito cercato di «rappresentare una risposta alla sfida della povertà, scegliendo di accogliere situazioni di grave disagio economico e abitativo, ma anche con problemi di salute». Di tutte le persone transitate alla Villetta in questi anni, gli italiani rappresentano la maggioranza, l'età media degli ospiti è di circa 55 anni, l'87% dei quali provenienti dalla strada o dall'area ospedaliera.
«Sono persone con una grande fragilità sociale e sanitaria. Attraverso uno studio abbiamo riscontrato che il problema delle dipendenze riguarda un consistente numero dei nostri ospiti. Parliamo di alcolismo, di ludopatia, di tossicodipendenza e ci sono persone che presentano più patologie. Soprattutto, però, un elemento molto importante sono i disturbi psichiatrici che, nel nostro caso, riguardano ben il 32% delle persone, tra diagnosticati e non». E' questa l'evidente dimostrazione di come la condizione di povertà sia accentuata da carenza di assistenza sanitaria.
«Sono persone senza grandi speranze di vita e la Villetta, in questi anni, non è stata solo un posto dove dormire, mangiare, lavarsi. Sin dall'inizio abbiamo avuto, grazie alla vicinanza con il Policlinico, l'ambizione che potesse divenire anche un luogo di cura per poter ripartire, rinascere a vita nuova». Sin dall'inizio, Gianna Iasilli e tutti gli operatori della Comunità di Sant'Egidio coinvolti, a titolo volontario, nella struttura, hanno creduto che non esistono «casi impossibili, ma che tutto è possibile. E che anche situazioni veramente tragiche possono trovare una soluzione, un risvolto positivo».
Fondamentale resta naturalmente la collaborazione con il personale sanitario del Gemelli. Negli anni, grazie a questa collaborazione, si sono raggiunti importanti risultati. Un dato tra tutti: dal 2016 al 2024, circa 250 persone, tra ospiti della Villetta e altri senza fissa dimora, sono state assistite per alcolismo, con un totale di 2.194 visite ambulatoriali, arrivando ad ottenere un risultato che ha superato le aspettative, poiché il «78% ha raggiunto l'obiettivo di una significativa riduzione del bere, mentre il 34% ha addirittura conseguito la totale astensione». Sono tante, tantissime, le storie di persone molto malate che sono riuscite a trovare risposte sanitarie perché finalmente prese in carico.
«Dobbiamo tenere sempre presente - continua Iasilli - che per i nostri ospiti, per i senza fissa dimora, è difficile avere una tessera sanitaria, che gli stranieri non hanno l'assistenza sanitaria, che non hanno la residenza, che non hanno la possibilità di accesso ad un medico di medicina generale. Tutto questo non fa altro che creare una grande ingiustizia, perché la salute non è un diritto rispettato, non è un diritto per tutti, ma solo per alcuni». Un dato sul quale è necessario riflettere è che delle 131 persone accolte in questi anni «ben 28 sono morte immediatamente dopo, o poco dopo, l'uscita dalla Villetta. La gran parte di loro, all'ingresso, non presentavano patologie diagnosticate. Ebbene, 10 di queste 28 sono morte per neoplasie diagnosticate solo in seguito ai controlli sanitari che noi effettuiamo all'ingresso della struttura. Quindi esiste una povertà sanitaria sommersa, e direi anche molto diffusa, determinata dalla difficoltà di un gran numero di persone ad accedere ai servizi sanitari».
Un drammatico fenomeno che non si limita ai senza fissa dimora, ma che riguarda anziani, immigrati, «e che non va assolutamente sottovalutato», avverte Iasilli che, tra i tanti volti che in questi anni si sono incontrati alla Villetta, ne ricorda uno in particolare, quello «di un giovane che arrivò con molti problemi di bronchiti e di polmoniti, con alle spalle più di 10 accessi al pronto soccorso, ma senza che gli avessero mai fatto una radiografia ai polmoni, ciò che si fa a chiunque. Ci accorgemmo noi che purtroppo aveva un tumore polmonare con metastasi. Forse quella radiografia mai fatta avrebbe potuto salvargli la vita».

[ Francesca Sabatinelli ]